Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/519

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Lelio. In mezzo all’ire siete ancor bella.

Beatrice. Mi adulate, e pur mi piacete.

Lelio. Sono ingenuo, sono sincero.

Beatrice. Proseguiamo, se pur v’aggrada.

Lelio. Anzi. Asso a sei marche.

Beatrice. Asso perde. Sarà fortunato in amore.

Lelio. Ah! lo volesse Cupido.

Diana. Signora cognata, dov’ è Rosaura?

Beatrice. Sarà nella ccimera dov’io dormo.

Lelio. E questa la dignissima vostra cognata?

Beatrice. Sì, signore.

Diana. Per servirla.

Lelio. (s’alza) La concomitanza della vostra persona colla signora cognata mi obbliga ad attestarvi quella esuberéuiza d’inesti- mabile stima, con cui riverentissimamente vi riverisco (’).

Diana. La ringrazio, e gli son serva. (Mi pare un pazzo costui), (da sé)

Beatrice. Se volete Rosaura, ora la chiamerò.

Diana. Mi farete piacere.

Beatrice. Ehi, Rosaura.

SCENA VI.

Rosaura e detti.

Rosaura. Eccomi a’ vostri cenni.

Beatrice. La signora Diana ti vuol parlare.

Rosaura. Son a lei. Come va il gioco, signori?

Lelio. Sinora la sorte fa giustizia al merito di madama. Io perdo.

Rosaura. (Il demonio lo può far perdere, ma non pagar cer-) tamente), (da se) Che cosa mi comanda la signora Diana?

Diana. Non ti ho più veduta; ecco la lettera. Come abbiamo a fare a darle recapito (2)?

Rosaura. Datemela, e lasciate fare a me. (piano) (1) Bettin. e Paper.: La concomitanza, che tiene la vostra venerabile nobiltà colla signora tre e quattro volte da me ricerila, vostra più che meritevole ed imparagonabile co- gnata, mi obbliga ad attestarvi quella esuberanza d’inestimabile stima con cui riverentissi- mamente oi rioerisco. (2) Bettin. e Paf)er.: a darle ricapito al signor Momolo?