Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/520

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Diana. Prendila.

Rosaura. Si può leggere questa vostra lettera?

Diana. Anzi Y ho lasciata aperta per questo. Ma di’ piano, che mia cognata non senta.

Rosaura. Eh, quando gioca, non sente se si spara (’) un cannone. Sentiamo: Mio bene; oibò, oibò, questa lettera Y avete copiata da qualche romanzo.

Diana. Ma se veramente gli voglio bene.

Rosaura. Se si vuol bene ad un uomo, non bisogna dirglielo; altrimenti siamo spacciate. Dalla vostra tardanza comprendo che voi non mi amate. Anche questo è mal detto. Non bisogna sempre tormentar gli uomini colla diffidenza; si stancano poi, e ci lasciano. Un giorno mi vedrete morire; peggio, peggio. Niuno è sì pazzo a credere che una donna voglia morire per lui. Sente 1’affettazione, e vi perde il credito.

Diana. Come dunque ho da fare? RoSAUE^. Lasciate fare a me, che vi detterò una lettera di buon gusto.

SCENA VII.

Dottore e detti.

Dottore. Rosaura è qui! Si può venire? (di dentro)

Rosaura. Uh, ecco quel fastidioso calabrone. Se vi vede a giuo- care, non s’accheta per un anno. Date qui, date qui, e pren- detevi in cambio questo libro. (Leva le carte ed ì segni, caccia tutto nel grembiale, e dà un libro a Beatrice)

Beatrice. Lascia. E le marche ch’io vinceva al signor Lelio?

Lelio. Pazienza! Un’altra volta comincieremo da capo. (Anche) qui la sorte mi ha assistito). (da sé)

Diana. Che dirà mio padre trovandomi qui?

Rosaura. Lasciate fare a me.

Dottore. Vi è nessuno? Si può venire? (I) Bettin. e Paper.: sparasse.