Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/543

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Rosaura. Verrò per ubbidirvi.

Dottore. Ora (’) mi sembra di essere veramente felice (2). (parte)

SCENA V.

Rosaura, poi Momolo.

Rosaura. Questa promessa già è invalida, avendo io impegnata anteriormente a Florindo la fede. Così mi giova per terminar il disegno. Compatirà il Dottore un inganno, che verun pre- giudizio alfìn non gli apporta.

Momolo. Siora Rosaura, patrona reverita.

Rosaura. Serva, signor Momoletto.

Momolo. Tutta sta notte m’ ho insunià (a) de vu.

Rosaura. Ed io ho dormito saporitissimamente.

Momolo. Ma! Co se gh’ ha el cuor ferio, no se poi dormir.

Rosaura. Prendete questa lettera e date ristoro alle vostre ferite.

Momolo. De chi eia sta lettera?

Rosaura. Della signora Diana.

Momolo. Mo no saveu cossa che ho dito? No ve arecordè più?

Rosaura. Che cosa avete detto?

Momolo. Che ve voggio vu.

Rosaura. Eh via, caveve (b).

Momolo. Come! Me volte le carte in man (e)?

Rosaura. Oh, vien gente. Siete venuto per trovar il signor Florindo?

Momolo. Sì, ma vorave... Cara fìa, no me impiantè.

Rosaura. Andate, egli è in quella camera; andate che poi par- leremo.

Momolo. Se me burle, me ficco un cento e vinti (d) in tei stomego. (va in camera) (a) M’ ho insunià, mi sono sognato. (b) Caveoe, frase bizzarra vene- ziana, che significa: non ci pensate. (e) Me volte le carte in man: mi mancate di parola, (d) Un cento e vinti. Uno stilo di misura, che ha la marca di num. 120.

(1) Betdn.: Sian grazie al Cielo, ora ecc.; Paper.: 5/ rendano grazie al Cielo, ora ecc. (2) Leggi in Appendice la scena che qui segue nelle edd. Bettinelli e Raperini.