Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/564

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reranno a voi per intercessione di grazie. Credetemi, signora, se vi riesce d’incéimminare questo civile ed onorato negozio, potrete andare alla moda senza rovinare la vostra casa.

Beatrice. Ho sentito picchiare all’uscio di Scila ecc.

Rosaura. Eh, compatitemi. Le donne civili hanno a prendersi sog- gezione di tutti. Per esigere rispetto, non conviene dar confi- denza. Vi sono molte signore di garbo, che danno soverchia confidenza a persone ordinarie; sapete poi cosa succede? L’uomo ordinario non si ricorda sempre dell’esser suo, perde il rispetto a madama, ed ella lo discaccia come un birbante. Ah, beli’o- nore! No no, signora; state pur in contegno. Andate ad abbi- gliarvi neir altra camera, e fatevi aiutare dalla signora Diana vostra cognata, che io più tosto fra tanto lo trattenirò qui.

Beatrice. Sì, sì, Rosaura, tu dici bene. Vado a vestirmi, trattienlo, e quando sarò vestita, lo condurrai nella mia camera. Addio, cara. Tu sei veramente una donna di garbo. (parie

SCENA VI 11(1).


Rosaura. Che bella cosa è questo uniformarsi ai temperamenti delle persone! Così tutti mi vogliono bene; così dicono tutti ch’io sono una donna di garbo. Gli uomini facilmente di me s’innamorano, ma io non lo posso vedere. Dappoi che quel- r indegno di Florindo mi ha tradita, tutti gli uomini mi sono odiosi. Non veggo 1’ora che giunga questo traditore. Oh, come vuol restare attonito, quando mi veda! L’incontro vuol esser molto grazioso. Non penserà mai di trovar Rosaura serva in casa di suo padre. Ma che fa questo signor Lelio, che non viene avanti? Chi è di là? v’è nessuno? ehi servitori.

Lelio. E permesso ad un riverentissimo servo della signora Bea- trice ecc.

(1) Dalie edd. Bettin. e Paper.: dove questa è se. VII.