Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/569

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

513


               Variano in Ciel le stelle, e varia anch’ella
          In sue stagion l’adusta terra e soda,
          E l’occhio avvien, che si diletti e goda,
          Quando questo o quel fior si rinnovella.
               E non potrà l’industriosa donna
          Variar sue mode, e prendersi solazzo
          In abbreviare o in dilatar la gonna?
               L’uomo suol far di noi tanto schiamazzo,
          E poi fa di noi peggio, e poi s’indonna
          Con polve e ricci, che rassembra un pazzo.

(Tutti lodano)

Ottavio. Oh, prima che mi scappi dalla memoria, permettetemi ch’io reciti un sonetto sopra il gioco del lotto.

                                   SONETTO.
               Oh, mente saggia di colui, che primo
          L’arte trovò di far col poco il molto!
          Dicami pur chi vuole incauto e stolto,
          Ch’io cotal arte sopra ogn’arte estimo.
               Dal tristo seno di miseria, ed imo,
          Vedersi tratto in un momento e sciolto:
          Il vincitor felice, e il popol folto
          Venera lui già di dovizie opimo.
               Sparge sangue e sudor prode guerriero,
          Veglia il medico saggio e il curial dotto,
          Tra perigli ed orror vive il nocchiero.
               Eppur van passo passo, o al più di trotto,
          Per le vie della sorte. In tal sentiero
          Galoppa sol il giocator di lotto.

(Tutti lodano)

Florindo. A voi, signora sorella; dite qualche cosa di spiritoso. (a Diana)

Diana. Per obbedirvi dirò un Sonetto, che ho trovato a caso in