Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/568

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SCENA VI 1(1)


Florindo. Signori miei stimatissimi, non credo già che sia di vostra intenzione che il divertimento, eh* or si prendiamo, abbia ad esser troppo serioso. Io per dar principio, dirò ciò che intendo circa r amor platonico delle signore donne in un

SONETTO.
Nice è fida al suo Tirsi; ella ha ripieno
Di casto amore il cor costante e forte
Il suo Tirsi amerà sino alla morte;
Lo dice, il giura, e si percuote il seno.
Ma poi la stessa Nice al bel Fileno
Volge le luci languidette e smorte,
E sembra sol che il suo dolor conforte.
Mirando in viso il pastorel sereno.
Che dobbiam dir di Nice? ella due cori
In petto ha forse? o pure amar più d’uno
Puote senza far onta ai casti ardori?
Ora Nice conosco; ella d ognuno
Finge gradir gli appassionati amori.
Tradisce entrambi, e non adora alcuno.

(Tutti lodano)

Beatrice. Io non sono poetessa. Tuttavolta dirò un sonetto, che ho conservato, perchè mi piace. Egli parla contro i critici delle nostre mode.

SONETTO.
L’indiscreta ignoranza ognor favella
Contro il nostro variar di moda in moda;
Eppur cotanta novità si loda,
Se per troppo variar natura è bella (2).

(I) Dalla sola ed. Bettinelli, dove è se. Vili (per errore tipografico se. X). (2) 11 testo ha: natura, e bella.