Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/634

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576 ATTO SECONDO


vi vuol, non vi merita. Vada all’inferno questo sicario, e voi venite meco, che degli uomini non ne mancano; m’impegno avanti sera trovarvene una dozzina. (getta la spada in terra e Silvio la prende)

Clarice. (piangendo) Ingrato! Possibile che la mia morte non vi costasse un sospiro? Sì, mi ucciderà il dolore; morirò, sarete contento. Però vi sarà nota un giorno la mia innocenza, e tardi allora, pentito di non avermi creduto, piangerete la mia sventura e la vostra barbara crudeltà. (parte)

SCENA VIII.

Silvio e Smeraldina.

Smeraldina. Questa è una cosa che non so capire. Veder una ragazza che si vuol ammazzare, e star lì a guardarla, come se vedeste rappresentare una scena di commedia.

Silvio. Pazza che sei! Credi tu ch’ella si volesse uccider davvero?

Smeraldina. Non so altro io; so che se non arrivavo a tempo, la poverina sarebbe ita.

Silvio. Vi voleva ancor tanto prima che la spada giungesse al petto.

Smeraldina. Sentite che bugiardo! Se stava lì lì per entrare.

Silvio. Tutte finzioni di voi altre donne.

Smeraldina. Sì, se fossimo come voi. Dirò come dice il pro- verbio: noi abbiamo le voci, e voi altri avete le noci. Le donne hanno la fama di essere infedeli e gli uomini commettono le infedeltà a più non posso. Delle donne si parla e degli uomini non si dice nulla. Noi siamo criticate, e a voi altri si passa tutto. Sapete perchè? Perchè le leggi le hanno fatte gli uomini; che se le avessero fatte le donne, si sentirebbe tutto il contrario. S’io comandassi, vorrei che tutti gli uomini infedeli portassero un ramo d’albero in mano e so che tutte le città diventerebbero boschi. (parte)