Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/652

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594 ATTO SECONDO

Beatrice. Osservate, signor Pantalone, un viglietto della signora Clarice, in cui mi avvisa delle pazze gelosie di Silvio, e questo briccone me l’apre.

Pantalone. E ti, ti ghe tien terzo? (a Smeraldina)

Smeraldina. Io non so niente, signore.

Beatrice. Chi l’ha aperto questo viglietto?

Truffaldino. Mi no.

Smeraldina. Nemmen io.

Pantalone. Mo chi l’ha portà?

Smeraldina. Truffaldino lo portava al suo padrone.

Truffaldino. E Smeraldina l’ha portà a Truffaldin.

Smeraldina. (Chiaccherone, non ti voglio più bene).

Pantalone. Ti, pettegola desgraziada, ti ha fatto sta bell’azion? Non so chi me tegna che no te daga una man in tei muso.

Smeraldina. Le mani nel viso non me le ha date nessuno; e mi maraviglio di voi.

Pantalone. Cussì ti me rispondi? (le va da vicino)

Smeraldina. Eh, non mi pigliate. Avete degli impedimenti che non potete correre. (parte correndo)

Pantalone. Desgraziada, te farò veder se posso correr; te chiaperò. (parte correndo dietro a Smeraldina)

SCENA XIX.

Beatrice, Truffaldino, poi Florindo alla finestra della locanda.

Truffaldino. (Se savess come far a cavarme). (da sè)

Beatrice. (Povera Clarice, ella è disperata per la gelosia di Silvio; converrà ch’io mi scopra, e che la consoli). (osservando il viglietto)

Truffaldino. (Par che nol me veda. Vôi provar de andar via). (pian piano se ne vorrebbe andare)

Beatrice. Dove vai?

Truffaldino. Son qua. (si ferma)

Beatrice. Perchè hai aperta questa lettera?

Truffaldino. L’è stada Smeraldina. Signor, mi no so gnente.