Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/662

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604 ATTO TERZO


poco la perdita del fratello, se non ti si aggiungeva quella ancor dello sposo? Alla morte di Federigo volle il cielo che succedesse quella ancor di Florindo. Ma se io fui la cagione delle morti loro, se io sono la rea, perchè contro di me non s’arma il cielo a vendetta? Inutile è il pianto, vane son le querele, Florindo è morto. Oimè! Il dolore mi opprime. Più non veggo la luce. Idolo mio, caro sposo, ti seguirò disperata. (parte smaniosa, ed entra nella sua camera)

Pantalone. (inteso con ammirazione tutto il discorso, e la disperazione di Beatrice) Truffaldino!

Truffaldino. Sior Pantalon!

Pantalone. Donna!

Truffaldino. Femmena!

Pantalone. Oh che caso!

Truffaldino. Oh che maraveia!

Pantalone. Mi resto confuso.

Truffaldino. Mi son incantà.

Pantalone. Ghe lo vado a dir a mia fìa. (parte)

Truffaldino. Non son più servitor de do padroni, ma de un patron e de una patrona. (parte)

SCENA IV.

Strada colla locanda.

Dottore, poi Pantalone dalla locanda.

Dottore. Non mi posso dar pace di questo vecchiaccio di Pa talone. Più che ci penso, più mi salta la bile.

Pantalone. Dottor caro, ve reverisso. (con allegria)

Dottore. Mi maraviglio che abbiate anche tanto ardire di salutarmi.

Pantalone. V’ho da dar una nova. Sappiè...

Dottore. Volete forse dirmi che avete fatto le nozze? Non me n’importa un fico.

Pantalone. No xe vero gnente. Lasseme parlar in vostra malora.