Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/149

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I DUE GEMELLI VENEZIANI 143

Florindo. Pur troppo è vero, e se non siete cieca, voi stessa accorger ve ne potete dal modo suo di parlare.

Beatrice. Lo dissi che più non si riconosce.

Florindo. Ora che pensate di fare?

Beatrice. Se Tonino mi abbandona, voglio morire.

SCENA XVIII.
Lelio e detti.

Florindo. Se Tonino v’abbandona, ecco Florindo pronto a’ vostri voleri.

Lelio. Se Tonino v’abbandona, ecco un eroe vendicatore de’ vostri torti.

Florindo. In me troverete un amante fedele.

Lelio. Io colmerò il vostro seno delle maggiori felicità.

Florindo. La mia nascita è nobile.

Lelio. Io chiudo nelle vene un sangue illustre.

Florindo. Di beni di fortuna non sono scarso.

Lelio. Ne’ miei erari vi sono le miniere dell’oro.

Florindo. Spero non essere odioso agli occhi vostri.

Lelio. Mirate in me il più bel lavoro della natura.

Florindo. Ah, signora Beatrice, non badate alle caricature di un affettato glorioso.

Lelio. Non vi lasciate sedurre da un cicisbeo, che combatte fra l’amore e la fame.

Florindo. Sarò vostro, se mi volete.

Lelio. Sarete mia, se v’aggrada.

SCENA XIX.
Tonino e detti.

Tonino. (Come! Beatrice... qua... in mezzo de do...) (in disparte, osservando)

Florindo. Parlate, mia cara.