Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/50

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44 ATTO SECONDO

Eleonora. Che ne dici di mio marito? Tu non l’avevi prima veduto.

Arlecchino. Digo che l’è un bel pezzo de omo, e che l’è un signor de bon gusto, amante delle novità.

Eleonora. Sì, ho inteso la curiosità ch’egli ha di vedermi; non sa ch’io sia la pellegrina che vuol conoscere. Lo saprà a suo malgrado. Ora che non c’è più nella camera il signor Ottavio, va tu a scoprire chi sia la donna colà rimasta.

Arlecchino. Trattandose de una donna, gh’ho un poco manco de suggizion. Vado subito.

Eleonora. Avverti di tornar presto.

Arlecchino. No so, no m’impegno. Co se tratta de parlar con una femmena, delle volte anca mi me perdo in te le felicità. (entra nella camera)

SCENA IV.
Eleonora, poi Arlecchino che torna.

Eleonora. Ma che sono mai questi uomini così volubili, così incostanti? Quando Ottavio mi prese, parea che delirasse d’amore. Ora mi odia, mi perseguita, mi aborrisce e tutte gli sembrano vaghe, fuori della povera sua consorte.

Arlecchino. No ve l’hoggio dito?

Eleonora. Che cosa?

Arlecchino. No la xe una zucca; el xe un ravano.

Eleonora. Non ti capisco.

Arlecchino. Son sta in quella camera. Invece de una donna femmena, ho trova un omo maschio. Per veder se s’aveva scambia el forestier colla forestiera, ho domanda de sior Ottavio; el m’ha dito che el giera andà via in quel momento, che el giera sta là con elo; onde se vede che gh’ave le orecchie fodrae de persutto.

Eleonora. Fa una cosa. Arlecchino. Va da quel signore, e digli che favorisca di venir qui, che una giovane gli vuol parlare.

Arlecchino. No poderessi andar vu a trovarlo?