Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/51

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IL FRAPPATORE 45

Eleonora. Se è un uomo, non mi conviene andare nella sua camera, gli parlerò qui in sala.

Arlecchino. Mo andè là, che sè una donna de garbo! (torna nella camera)

SCENA V.
Eleonora, poi Arlecchino e Beatrice in abito di uomo.

Eleonora. Può essere che mi sia ingannata, ma non lo credo. Tuttavia bramo chiarirmi, e saprò almeno se sia maschio o femmina questa tale persona, e che cosa pensi di fare presentemente quell’ingrato di mio marito.

Arlecchino. Semo qua. Questa l’è la mia patrona, che ve vol parlar. (a Beatrice)

Eleonora. (Al volto pare una femmina). (da sé)

Beatrice. Che mi comanda, signora?

Eleonora. (Anche la voce è donnesca), (da sé) Scusate l’ardire, e prima che altro vi dica, favorite certificarmi se siete un uomo o una donna.

Beatrice. Parmi che non vi voglia molto a conoscere ch’io son donna.

Eleonora. Arlecchino?

Arlecchino. Siora padrona?

Eleonora. Che cosa dici?

Arlecchino. El ravano è deventà una zucca. (parte)

Beatrice. Qual motivo avete di maravigliarvi di questo?

Eleonora. Ditemi in grazia, non era con voi poc’anzi il signor Ottavio?

Beatrice. Verissimo. E lo aspetto fra poco.

Eleonora. Qual confidenza avete voi col signor Ottavio?

Beatrice. Quella che può avere la moglie col marito.

Eleonora. Voi moglie del signor Ottavio?

Beatrice. Io, sì signora.

Arlecchino1. (Questa la godo da galantomo). (da sé)

  1. Distrazione goldoniana. Arlecchino, vedi sopra, non è più in scena.