Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/52

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46 ATTO SECONDO

Eleonora. Voi mi fate meravigliare.

Beatrice. E voi chi siete, che di lui mostrate tanta premura?

Eleonora. (Non vo’ scoprirmi per ora). (da sé) Sono di lui germana.

Beatrice. Ho piacere di conoscervi e abbracciare una mia cognata. (s’accosta per abbracciarla)

Eleonora. No, signora, non so se da voi questo titolo mi convenga.

Beatrice. Perchè?

Eleonora. Perchè Ottavio aveva in Napoli un’altra moglie, e ho ragion di credere che ancora sia viva.

Beatrice. No certo, assicuratevi ch’ella è morta.

Eleonora. Lo sapete di certo?

Beatrice. Ne son certissima.

Eleonora. (Te ne avvedrai, s’io son morta). (da sé)

Beatrice. Ma come siete qui con questo abito?

Eleonora. Vado in traccia di mio marito. Il perfido mi ha abbandonata.

Beatrice. Vostro fratello non vi ha per anche veduto?

Eleonora. Non ancora. Son pochi momenti, che qui son giunta.

Beatrice. Se io lo vedo prima di voi, volete che glielo dica?

Eleonora. Se a lui lo dite, non ve lo crederà.

Beatrice. Perchè?

Eleonora. Perchè tutti si aspetterà di vedere, fuori di me.

Beatrice. La sorpresa gli sarà piacevole.

Eleonora. Può essere che molto non gli sia cara.

Beatrice. Non vi ama forse?

Eleonora. Pochissimo.

Beatrice. E pure il signor Ottavio è un uomo di ottimo cuore.

Eleonora. Signora, voi ancora non lo conoscete. Ottavio è un perfido. Lo proverete voi stessa. Ditelo a lui, che poco mi preme; e se vi domanda chi ha parlato così, ditegli che la persona a lui più congiunta lo sa, lo ha detto, ed è prontissima a sostenerlo. (parte)