Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, II.djvu/61

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IL FRAPPATORE 55


più sta a Roma. M’arecordo Lucrezia Romana, che xe stada sforzada... me par da Silvestro... o da Tranquillo, da uno de sti do certo. Hala letto ela quando che Guerino, detto el Meschino, ha trova i àlbori del sol? Hala letto quando che Bertoldin xe sta porta in aria dalle grue? Hala letto ste cosse?

Rosaura. Io non ho letto tanto. Voi siete assai erudito.

Tonino. So anca recitar.

Rosaura. Avete mai recitato coi dilettanti?

Tonino. Siora sì, tante volte.

Rosaura. Che parti avete fatto?

Tonino. Ho sempre fatto da prima donna.

Rosaura. Ditemi qualche bella scena.

Tonino. Volentiera; mi no me fazzo pregar. Vorla sentir una scena de quella bell’opera intitolada el gran Didon?

Rosaura. Il Didone? Didone era uomo o donna?

Tonino. Omo, omo; no sentela? Didon, Didon, omo senz’altro1.

Rosaura. Ed Enea, che cos’era?

Tonino. Enea? no sentela? Enea: donna, come Jarba.

Rosaura. (Si puol dare maggiore ignoranza?) (da sé)

Tonino. La senta, la stima la memoria e la bona grazia; quando quel bravo Didon parlava d’amor colla so cara Enea, colla so morosa:

          «Idolo mio, che pur sei
          «Onta nell’intestino, idolo mio.
          «Che posso dir? che giova
          «Rovinar coi sospiri il tuo dolore?
          «Ah, se per me in tel cuore
          «Qualche tenero affetto avesti mai...
          «Spacca l’ordegno... ah mia Serena... ahi2!

(affettando somma caricatura)

Ah, cossa disela; no gh’oggio bona disposizion?

Rosaura. Anzi ottima. Ella, ch’è veneziano, dovrebbe far bene da Pantalone.

  1. Sivioli e Zatta: Didon, Didon, senz’altro è nome mascolino.
  2. Parodia. Vedi Metastasio. Didone abbandonata, A. II. sc. 4.