Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/100

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Lelio. E la signora Rosaura si è lasciata sedurre?

Geronio. Non mi sarei mai creduta una cosa simile.

Lelio. Era tanto savia e modesta!

Geronio. La credeva innocente come una colomba.

SCENA XVIII.

Pancrazio di dentro, e detti.

Pancrazio. Son qua, signor Geronio, gran novità!

Geronio. Sapete nulla della mia figliuola?

Pancrazio. Adesso saprete il tutto. Lasciate prima che parli a mio figlio.

Geronio. Ditemi che cos’ è di mia figlia.

Pancrazio. Abbiate un poco di pazienza. Consolati, figlio mio, tu sei innocente. Mi dispiace del travaglio e della pena che hai avuto: ma l’amore di tuo padre ti saprà ricompensare con altrettanta consolazione.

Lelio. Caro signor padre, il vostro amore è una ricchissima ricompensa di tutto quello che ho pazientemente sofferto.

Pancrazio. Poveretto! Quanto mi dispiace...

Geronio. Per carità, mia figlia si è ritrovata?

Pancrazio. S’è ritrovata.

Geronio. Dove? Presto, ove si ritrova?

Pancrazio. E di là in sala.

Geronio. Indegna! Saprò punirla. (in alto di partire)

Pancrazio. Fermatevi. Io l’ho trovata; io l’ho fatta arrestare; il mio figlio è stato il seduttore e della vostra offesa a me aspetta a trovare il risarcimento.

Geronio. Ah! signor Pancrazio, voi mi consolate. Fate pure tutto quello che credete ben fatto. Mi rimetto in tutto e per tutto al vostro giudizio, e prometto e giuro non aprir bocca in qualunque cosa sarà ordinata dalla vostra prudenza.

Pancrazio. E tu, Lelio, acconsentirai a tutto quello che farà tuo padre anco a riguardo tuo?