Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/105

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Pancrazio. Guardate che sorta d’uomo aveva in casa! Poveri figli! Povero padre! Ma terminiamo la nostra operazione. Animo, signora Rosaura, se ne vada a buon viaggio.

Rosaura. Signor padre, che dite? (a Geronio)

Geronio. Va, non ti ascolto.

Rosaura. E avrete cuore di vedermi partire senza baciarvi la mano?

Geronio. Non ne sei degna.

Rosaura. Pazienza! Vedessi almeno mia sorella prima di partire.

Geronio. Signor Pancrazio, vi contentate che le diamo questa consolazione?

Pancrazio. Perchè no? Questo se le può concedere.

Geronio. Eleonora.

SCENA XXlll.

Eleonora e delli.

Eleonora. Eccomi qui.

Geronio. Tua sorella desidera salutarti.

Rosaura. Sorella carissima....

Eleonora. Eh! sorella carissima, non è più tempo di collo torto.

Rosaura. Abbiate giudizio.

Eleonora. Abbiatene voi, che ne avete più bisogno di me.

Rosaura. Io torno nel mio ritiro.

Eleonora. Ed io resto nella mia casa.

Rosaura. Vado a viver con maggior cautela.

Eleonora. Ed io continuerò a viver come faceva.

Rosaura. In casa di mia zia, chi ha giudizio, vive assai bene.

Eleonora. Chi ha giudizio, vive bene anche in casa propria.

Rosaura. Ma non bisogna praticar nessuno.

Eleonora. Le pratiche (anno male per tutto.)

Rosaura. Sorella, addio.

Eleonora. Addio, Rosaura, addio.

Rosaura. Signor Florindo... Posso salutare il mio sposo? (a Pancrazio)

Pancrazio. Oh! signora sì. Lo saluti pure. g