Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/137

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Ottavio. Ho perduto il segno. Non trovo il capitolo; non so dove mi sia.

Rosaura. Oh, me ne dispiace davvero. Ottavio, yi piaceva dunque la lezione del matrimonio?

Rosaura. E una bella moralità.

Ottavio. La troverò.

Florindo. (Eh signora, io vi farei delle belle lezioni senza libro). (aJ Eleonora)

Ottavio. Eccola, eccola. Se Amore unisce due cuori, felici quelli che destinati sono a tanta fortuna....

Rosaura. Brafo, bravo.

Eleonora. Sorella, vi scaldate molto m far applauso a questi concetti.

Rosaura. lo mi scaldo, ma voi non siete fredda. Non vorrei... Basta, per non far un giudizio temerario, mi tirerò più da lontano, (si scosta)

Ottavio. Anch’io, per non peccare di cunosità. (s’accosta a Rosaura)

Eleonora. Oh, se non volete ch’io senta a leggere, non m’importa. (si scosta)

Florindo. lo non ascolto, perdonatemi, i fatti altrui. (s’accosta ad Eleonora)

Rosaura. (Siete troppo in qua). (ad Ottavio)

Ottavio. (Leggeremo meglio). (a Rosaura)

Florindo. (Quando volete che io torni a darvi lezione?) (ad Eleonora)

Eleonora. (Non so che dire, ci penserò). (a Florindo

SCENA XX.


Ottavio. Se vuol ch’io parta, parto.

Dottore. Ella mi fairà grazia.

Florindo. Ancor io devo partire?

Dottore. Crederei di sì.

Ottavio. Vussignoria ha una figliuola molto prudente!