Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/160

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Florindo. (Se non ho la groppa, non mangio).

Beatrice. Ehi Lelio, prendete questa coscia e datemi quella groppa.

Lelio. Signora, mi perdoni, piace anche a me.

Beatrice. Se piace a voi, voglio che la diate a me.

Lelio. Se la vuole per lei, è padrona, ma se fosse mai per mio fratello, non credo vorrà privar me per darla a lui.

Beatrice. Egli non può mangiare, se non mangia la groppa.

Lelio. E se non può mangiar, lasci stare.

Beatrice. Impertinente! Sentite, signor marito, queste belle risposte mi dà il signor Lelio.

Pantalone. Voleu taser? A tola no se cria. (mangiando)

Beatrice. Si, ma intanto Lelio la vincerà. Florindo non mangierà.

Pantalone. Se el gh’ha fame, ch’el magna la cossa.

Florindo. (Io non la mangio assolutamente). (piano a Beatrice)

Beatrice. Tenete la vostra coscia; datela anche questa a quel vostro ghiottone. (getta il piatto con la coscia in mezzo la tavola)

Pantalone. Tiò, se ti la voi: màgnela. (la dà a Lelio)

Lelio. Vi ringrazio, io non la voglio. (la mette nel piatto)

Ottavio. La mangierò io. (la prende e mangia)

Beatrice. E questo povero ragazzo starà senza mangiare?

Pantalone. So danno, che el magna quel che se ghe dà.

Beatrice. Sia maledetto.

Pantalone. Savè quel che v’ho dito. Chi cria, fora de tola.

Beatrice. Sì, sì, anderò via, anderò via.

Pantalone. Bon viazo.

Beatrice. Andiamo, Florindo. (s’alza)

Pantalone. Vu andè, ma lu l’ha da star qua.

Beatrice. Vieni, vieni. Ti manderò a comprar un pollastra cotta e mangerai la groppa.

Pantalone. Ancuo no se magna groppe. Andè via de qua.

Beatrice. Florindo, vieni con me.

Pantalone. Se ti te movi, te cargo de bastonae. (a Florindo)

Beatrice. Bastonate? bastonate? Se lo toccate, poveretto voi. Mi