Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/171

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SCENA III.

Camera in casa del Dottor Balanzoni, con porta laterale chiusa ed una finestra dall’altra parte. Lumi sul tavolino. Eleonora, poi Rosaura.

Eleonora. Chi mai è stato serrato da mio padre in questa camera? Confesso il vero che la curiosità mi spinge a saperlo. Vorrei guardare per il buco della chiave, ma non vorrei esser veduta. M’accosterò bel bello. Non credo mai che quell’uomo ch’ è la dentro, sia per l’appunto alla porta per vedermi. Tirerò il lume più in qua. (si accosta e guarda per il buco della chiccve) Oh, cappari, chi vedo! Il signor Lelio, figlio del signor Pantalone! Appunto è vicino al lume, l’ho conosciuto benissimo. Cosa mai fa in questa camera? (toma a guardare come sopra)

Eleonora. (Quanto pagherei sapere perchè causa il signor padre ha serrato laddentro quel giovane? Per dir il vero, non mi dispiace. Quanto volentieri lo prenderei per marito! Ma bisognerà aspettare che si mariti la signora Flemmatica). (parte

SCENA IV.

Rosaura, poi Eleonora.

Rosaura. Un giovinotto laddentro? Perchè mai? Davvero che lo voglio un poco vedere. Ma questa è curiosità. Sì, ma è una curiosità innocente; io non lo voglio guardare per malizia. Già nessuno mi vede; e m’ha detto la signora zia, che quando non v’ è chi ci veda, potiamo prendersi qualche poco di libertà. (s’accosta e guarda) Uh com’è bello! Poverino! Sospira? Mi fa tanta compassione! Se potessi, lo consolerei. Piange, poverino, piange! Che fosse innamorato di me? Per qualche cosa mio padre l’ha qui rinserrato, ma io ho data parola a Florindo. E se Florindo non viene? Davvero non saprei da Florindo a