Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/176

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Beatrice. Che cosa t’ho io insegnato?

Florindo. a far a modo mio. (in atto di partire)

Beatrice. Dove vai?

Florindo. Dove voglio.

Beatrice. Fermati.

Florindo. Non vi ascolto. (parte)

SCENA XII.

Beatrice, poi Pantalone.

Beatrice. Ohimè! Così mi tratta mio figlio? Mi perde il rispetto? Non mi stima, non mi ama? Ah, causa di tutto questo è quella indegna di Colombina. Ha ingannato il mio povero figlio, lo ha stregato assolutamente. È capace di seguitarla, è capace di rovinarsi e sposarla. Non v’è altro rimedio che ammogliarlo, e ammogliarlo subito. È un temperamento che facilmente si svoglia. Concluderò le nozze della signora Rosaura, e lo acquieterò? Staccato da quella indegna di Colombina, tornerà ad amarmi; tornerà a rispettarmi.

Pantalone. Cossa gh’ha Colombina che la pianze e la dise che vu l’ave licenziada de casa?

Beatrice. Indegna! Mi ha rubato.

Pantalone. Ben, cazzarla via. E cossa gh’ha Florinndo ch’el pesta i pie, el se batte la testa e gh’ho anca sentio a mastegar tra i denti qualche cospetto?

Beatrice. Credo che gli dolgono i denti.

Pantalone. Che ghe dogia i denti? E mi ho paura che ghe dogia la testa; e che mi, per farghela varir, ghe l’abbia da romper in quattro tocchi.

Beatrice. Perchè? Cosa vi ha fatto, poverino?

Pantalone. Sentì. In sto ponto me xe sta dito che Florindo l’ha perso cinquanta scudi in t’una biscazza, e che l’ha comprà un per de manini d’oro. Se ste cosse xe vere, lu l’è sta quello che ha roba i tresento scudi. A chi me l’ha dito no ghe vôi creder. Ho mandà a chiamar do persone de credito, che se