Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/178

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Brighella. E no gh’ha basta menar via Colombina....

Beatrice. Presto.

Pantalone. Coss’halo fatto?

Brighella. L’ha porta via al scrigno delle zogie della patrona.

Beatrice. Oh povera me! Son assassinata.

Pantalone. Vostro danno. Presto, Brighella, va a trovar i zaffi. (Brighella parte)

Beatrice. Ah, che mio figlio anderà in prigione! Oimè! Non posso più.

Pantalone. Magari che crepessi. Vu sè causa de tutto. Vu gh’avè filà el lazzo. Vu l’avè fatto un ladro, un baron. Adesso me determino a creder che l’abbia robà anca i tresento scudi. Presto che el se cerca, ch’el se trova. Anderò coi mi omeni, con tutti i zoveni de mezza, con tutti i facchini de magazen. Cielo, fè che lo trova; cielo, deme grazia che possa castigar el colpevole e consolar l’innocente. (parte)

Beatrice. Dunque la mia tenerezza per quell’indegno sarà stata inutile? Sarò colpevole? Avrò dunque per sua cagione perdute le gioje, perduta la pace, perduta quasi la vita! Ah figlio ingrato! Ah figlio sconoscente e crudele! Che potevo far di più in tuo vantaggio? Che potevi tu far di peggio per me? Ma il cielo mi punisce a ragione. Se io col troppo amarlo sono stata fomentatrice delle sue colpe, è giusto che io risenta la pena; pena, barbaro, che mi trafigge nell’anima; pena, che durerà fin ch’io vivo; pena, che mi farà morir disperata. (parte)

SCENA XIV.
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Ottavio. Dunque, se ne sapete quanto me, il nostro sarà un ottimo matrimonio.

Rosaura. Perchè ne so quanto voi, vi dico che, se voi cercate una giovine, io non mi voglio maritar con un vecchio.

Ottavio. L’uomo non è mai vecchio.

Rosaura. Lo dicono gli uomini, ma non le donne.