Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/187

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Florindo, e per prezzo della sua mediazione mi ha cavati dal braccio i smamgli d oro.

Ottavio. Pazienza!...

Pantalone. Pazienza un corno. Sier poco de bon, sier tocco d’infame, sier desgrazià. De vu no son padre, co vu no posso esser

Giudice. Anderè al vostro foro, e el vostro giudice ve castigherà.

SCENA XXII (I).

Brigheli^ e detti.

Brighella. Sior patron, una parola. (a Pantalone)

Pantalone. Cossa gh’ è?

Dottore. Cosa c’è di nuovo?

Brighella. (Xe qua i sbirri. Ghe n’è bisogno?) (piano)

Dottore. Dove sono?

Brighella. I xe in strada che i aspetta.

Dottore. Venite con me. (a Brighella) Pantalone, ora torno. (parte con Brighella)

Ottavio. (Mi par che il tempo si vada oscurando). (Ja sé)

Pantalone. Se poi dar un omo più indegno, più scellerato de vu? Ve fido do fioi, e vu me li sassinè? El povero Lelio strapazza, e Florindo sedotto e precipita? Dove gh’aveu la coscienza? Come penseu? Ave magna el mio pan cussi a tradimento? Cussi ave sassinà le mie creature? (ad Ottaoio

SCENA XXIII (2).

Dottore e detti.

Dottore. Signor Ottavio, mi favorisca d’andarsene da questa casa.

Ottavio. Ma, signore, così mi discacciate? Son un galantuomo.

Dottore. Siete una birba. Siete un briccone. Presto, andate fuori di questa casa. (I) Corrisponde alla se. XX delle edd. Pasq., Zatla ecc. (2) Corrisponde alla se. XXI delle edd. Pasq., Zatta ecc.