Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/188

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Ottavio. Vi dico, signor, che parliate bene.

Dottore. Signor Pantalone, fatemi il piacere, fatelo cacciar via per forza dalla vostra gente.

Pantalone. Sì ben, cazzelo via, e acciò che noi fazza fadiga a andar zo per la scala, buttelo zoso per el balcon.

Ottavio. No, no, non v’incomodate; anderò via, anderò via. (Mi sento la galera alle spalle, solito fine di chi vive come ho vissuto io). (da sé. parte)

Pantalone. Me despiase che quel desgrazià vaga senza castigo.

Dottore. Non dubitate ch’ei sarà castigato.

Pantalone. Diseu da senno?

Dottore. Sicurissimamente.

Pantalone. Gh’ho gusto da galantomo. Ma come?

Dottore. Per dirvela in confidenza, ho parlato col barigello e gli ho narrato le iniquità che mi ha fatto, di sedurmi una fanciulla, di levarmi di casa una figlia, e Brighella va raccontando il resto; onde quand’ Ottavio sarà fuori di casa, i sbirri lo legheranno e lo condurranno prigione.

Pantalone. Bravissimo. Ave fatto da omo.

SCENA XXIV (1).

Brighella e detti.

Brighella. El colpo è fatto. Sior maestro xe in trappola.

Dottore. Non ve l’ho detto?

Pantalone. Coss’ha dito el bariselo?

Brighella. Col la visto, el s’ha messo a rider. El lo cognosse. El disc che una volta el tirava la paga de confidente, ma che noi l’ha più volesto, perchè el referiva solamente de le busie, onde l’è in discredito de la Curia, e per i so delitti l’anderà certamente in galla.

Dottore. Giustamente; meritamente.

Pantalone. Vardè che sorte de omo che gh’aveva in casa. (I) Corrisponde alla se. XXII delle edd. Pasq., Zarta ecc.