Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/209

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Eleonora. Perchè?

Colombina. Perchè ve ne sono delle altre povere come voi, anco con famiglia, e famiglia grossa, e non penano come fate voi.

Eleonora. Averanno il marito provveduto d’impiego.

Colombina. Eh, pensate! Se mantengono anche il marito.

Eleonora. Ma come fanno?

Colombina. Ve Io dirò io. Non sono tanto scrupolose, quanto siete voi.

Eleonora. Ho inteso; mutiamo discorso.

Colombina. Mutiamo discorso e facciamone uno più bello. Ieri ho veduto il signor Anselmo, padrone di questa casa, e con bella maniera mi fece mtendere essere passato il semestre della pigione.

Eleonora. Lo so benissimo; e perciò ho venduto il mio manto: e là dentro in quel cassettino sono i denari destinati pel signor

Anselmo.

Colombina. Vi è il signor don Rodrigo, ch’ è un cavaliere tanto garbato, che vi ha fatto centomila esibizioni; e voi non gli volete dir nulla, e vi contentate patire piuttosto che raccomandarvi.

Eleonora. Una donna che chiede, è poi soggetta a concedere; e 1 uomo che dona, non ha intenzione di gittare il suo senza speranza di ricompensa.

Colombina. Don Rodrigo è un cavaliere generoso e prudente.

Eleonora. Ma non averà obbligo d’essere prudente meco, se io non lo sono con lui.

Colombina. Eppure mi pare che non vi dispiaccia la di lui conversazione.

Eleonora. Sì, lo confesso; egli è l’unica persona che vedo volentieri in mia casa. Senti, è stato picchiato.

Colombina. Sarà qualche creditore. (parte)

Eleonora. Pazienza. Come presto la sorte ha cambiato scena per me! Non vi è che don Rodrigo che sia costante; egli, ad onta delle mie disgrazie, non cessa di favorirmi. Che maniere soavi, che singolari prerogative l’adornano! Ah mio cuore, pensa alle