Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/212

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uomo avanzato in età; grazie al cielo, venti scudi non mi fanno ne più povero, ne più ricco; la prego degnarsi di tenerli per se, di servirsene ne’ suoi bisogni, me li darà quando le tornerà più comodo.

Eleonora. Ah, signor Anselmo, il cielo vi benedica pel bel cuore che voi avete, per la generosa esibizione che voi mi fate. E vero, mi trovo in angustie, ma non ardisco permettere che voi tralasciate di ricevere il denaro che vi è dovuto, col pericolo di non averlo mai più.

Anselmo. Se più non l’averò, pazienza. Intanto se ne prevalga; e le giuro (0 che altro fine non mi muove a usarle quest’atto di buon amore, se non che la compassione delle sue disgrazie.

Eleonora. Vi rimuneri il cielo per una sì bella pietà.

Anselmo. Fo il mio debito e niente più. In questo mondo abbiamo da assisterci l’uno coli’altro. L’intenzione del cielo è che tutti abbiano del bene. Chi è più ricco, deve darne a chi è più povero, e bisogna considerare che anche i più ricchi possono (2) diventar miserabili. Si consoli, si regoli con prudenza, e non dubiti che il cielo l’aiuterà. Buon giorno a V. S. Illustrissima, (sì alza) (Mi fa compassione. Chi è avvezzo a viver male, presto si accomoda a viver bene; ma chi è avvezzo a star bene, oh quanto dura fatica ad accomodarsi a star male!) (fa riverenza e parie

SCENA III.

Donna Eleonora, poi Colombina e poi il Dottore Buon atesta.

Eleonora. Che uomo (3) da bene, che cuore liberale ed umano!

Colombina. Signora padrona, è venuto... (osserva i denari sul tacolino) Oh! che vuol dire? Il signor Anselmo non si è preso il denaro? (I) Bell, e Sav. aggiungono: da mercante onoralo. (2) Beli, e Sav.: fiorino. (3) Beli, e Sav.: grand’uomo.