Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/216

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Colombina. (Capperi! si è messa In ardenza, quando ha sentito nominare don Rodrigo). (da sé)

Eleonora. Fa presto, non lo fare aspettare.

Colombina. Vado subito. Signora, ricordatevi che non vi è da desinare.

Eleonora. E per questo, che vuoi tu dire?

Colombina. Se don Rodrigo si movesse a pietà, non istate a fare la schizzinosa. (parie)

Eleonora. Don Rodrigo è un cavaliere generoso, ma io sono una dama d’onore: gradisco sommamente la sua amicizia, ed ho per lui una stima, che non è indifferente; ma sopra tutto mi sta a cuore il mio decoro e la mia estimazione.

SCENA V.

Donna Eleonora, Don Rodrigo, poi Colombina.

Rodrigo. M’inchino a donna Eleonora.

Eleonora. Serva umilissima di don Rodrigo. S’accomodi.

Rodrigo. Per obbedirvi, (siedono) Come ha ella riposato bene questa notte?

Eleonora. Ah! Come può riposare una che ha il cuore da mille parti angustiato.

Rodrigo. (Povera dama! Quanto la compatisco), (da sé) Che nuove abbiamo di don Roberto?

Eleonora. Sono sei giorni che non ho di lui veruna notizia. Neil ultima lettera ch’ei mi scrisse, mi diceva che dubitava avere un poco di febbre, onde il non veder suoi caratteri, mi fa temer eh ei stia male. Aspetto il nostro servitore Pasquino; oggi dovrebbe arrivare da Benevento. Non vedo l’ora di ricevere qualche^ notizia del povero mio marito.

Rodrigo. E tuttavia in Benevento?

Eleonora. Sì signore. Egli non si è partito di là, per essere in maggior vicinanza di Napoli e aver nuova di me più frequentemente.