Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/217

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IL CAVALIERE E LA DAMA 207

Rodrigo. Povero cavaliere! Come fa a sussistere senza assegnamenti?

Eleonora. Lo sa il cielo. Aveva seco qualche giojetta, se ne sarà prevalso nelle occorrenze.

Rodrigo. E voi, perdonatemi la troppa libertà ch’io mi prendo, come vi reggete a fronte di tante disgrazie?

Eleonora. Fo come posso.

Rodrigo. Se vi occorre cos’alcuna, parlate.

Eleonora. Vi ringrazio infinitamente, per ora non sono in grado d’incomodarvi.

Rodrigo. (Quanto è modesta!)

Eleonora. (Quanto è gentile!)

Rodrigo. Come va la vostra causa col fisco?

Eleonora. Mi assicurò il mio Dottore che presto si darà la sentenza.

Rodrigo. Ieri ho parlato di voi col signor Segretario, ed ha mostrato di compassionare il vostro caso. Non sarebbe mal fatto che gli faceste presentare un memoriale in nome vostro, ed io, se così vi aggrada, ne sarò il presentatore.

Eleonora. Mi fareste un favor singolare, anzi il memoriale l’ho di già preparato, e solo mancavami il mezzo per esibirlo. Colombina.

Colombina. Signora. (viene)

Eleonora. Guarda nell’arcova1 sul mio scrittoio, che vi ha da essere un memoriale; recamelo tosto.

Colombina. La servo. (Ha fatto nulla?) (piano ad Eleonora)

Eleonora. Va via, impertinente.

Colombina. (Or ora farò io). (parte)

Rodrigo. In un’età sì giovane, con tante belle doti che vi adornano, trovarvi sola, senza marito e senza beni, è un caso che fa pietà.

Eleonora. Non mi accrescete il peso de’ miei disastri col rimarcarmene le circostanze.

Colombina. Io non trovo nulla.

  1. Così le antiche edizioni; quella più recente Le Monnier, curata da Ern. Masi, corresse alcova.