Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/223

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Claudia. Asinaccio! Il cavalier servente non ha portiera. Passi.

Balestra. Perdoni; sono ancora novizio. (Un’altra volta lo lascio venire, se la fosse anco al licei!) ^ (parte)

Claudia. Vorrei rimproverarlo, ma non vuò disgustarlo. E troppo buon (!) cavaliere. Soffre (2) tutto e si contenta di poco.

SCENA Vili.

Don Alonso e detta, poi Balestra.

Alonso. Ben levata, donna Claudia, mia signora.

Claudia. Caro don Alonso, compatite l’ignoranza del nuovo mio

Servitore. Non è stata mia mtenzione che facciate anticamera.

Alonso. So la vostra bontà, ne io sto su queste piccole cose.

Claudia. Oh, io sono poi esattissima. Ma don Alonso mio, vi vorrei un poco più diligente.

Alonso. Signora, un affare di premura questa mattina mi ha trattenuto.

Claudia. Eh, non vorrei... Basta, basta, se me n’accorgo, povero voi.

Balestra. Illustriss... (viene)

Claudia. Che vuoi tu qui? (arrabbiata)

Balestra. Un’altra imbas...

Claudia. Va via, serra quella portiera.

Balestra. Ma senta

Claudia. Va via. Quando un cavaliere è nella mia camera, non hai da entrare senza mia permissione.

Balestra. Non occorre altro. (Maledettissima!) (parte)

Claudia. Credetemi, don Alonso, che con questi servitori ignoranti IO impazzisco.

Alonso. Ma egli, compatitemi, aveva un’imbasciata da farvi.

Claudia. Un’imbasciata?

Alonso. Certcìmente. Ha principiata la parola e non l’ha finita.

Claudia. Ha un’imbasciata da farmi, e non me la fa? Gran bestia! Balestra. (1) Così Zatla; le edd. precedenti: il buon. (2) Bett. e Sav.; Fa.