Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/224

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Balestra. Illustrissima. (di dentro)

Claudia. Non vieni?

Balestra. Posso o non posso? (di dentro)

Claudia. Vieni, animalaccio, vieni.

Balestra. Eccomi. (viene)

Claudia. Tu hai un’imbasciata da farmi, e non me la fai?

Balestra. Ma se non mi lasc...

Claudia. Presto, dico, fammi l’imbasciata.

Balestra. La signora donna Virginia vorrebbe riverirla.

Claudia. Donna Virginia? E in carrozza?

Balestra. E smontata.

Claudia. E scesa e tu la fai aspettare? Villano! Presto, va là, fa che passi.

Balestra. Se io sto più in questa casa, che il diavolo mi porti! (ouol partire)

Claudia. Balestra, Balestra.

Balestra. Signora, signora?

Claudia. Tira innanzi un’altra sedia. (Balestra la lira, e poi vuol partire) Balestra, un’altra. (Balestra tira, e poi vuol partire) Balestra, quella non istà bene, un poco più in qua. Presto, via corri, va dalla dama.

Balestra. Un servitor solo non può far tutto.

Claudia. Taci là, temerario.

Balestra. (Strega del diavolo!) (da sé. parte)

Claudia. Oh, questi servitori sono indegnissimi.

Alonso. Bisogna trattarli con un poco più di dolcezza.

Claudia. Bravo, signor sì, tenete la parte dei servitori. Che caro signorino! Obbligata, obbligata.

Alonso. Compatitemi, io non ci devo entrare.

Claudia. Anzi ci dovete entrare, e tocca a voi a farmi portar rispetto e a farmi obbedire.

Alonso. Questo appartiene a vostro marito.

Claudia. Mio marito non abbada a queste cose. Egli si prenderà tal pena in qualche altro luogo, e a voi tocca a tener in dovere la mia servitù.