Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/228

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Claudia. Ve lo potete immaginare.

Alonso. Signora, perdonatemi. Questo è un matrimonio ch’ è stato trattato da mio padre; e donna Eleonora si è maritata onestissimamente.

Claudia. Eh sì, bravo, bravo; si sa che ancor voi le avete fatto l’amore, quand’era fanciulla, ed ora la proteggete, non è egli vero?

Virginia. Caro don Alonso, fate torto a donna Claudia.

Alonso. Io non faccio torto a nessuno dicendo la verità.

Claudia. Oh bene, andate dalla vostra gran dama, ch’io non ho bisogno di voi. (s’alza)

Virginia. Eh, venite qua, giuochiamo.

Claudia. No, no, non voglio giuocar più (1). (s’alzano)

Alonso. Signora, perdonatemi, io non ho preteso ne di offendervi, né di farvi alcun dispiacere.

Claudia. Maledetto vizio che avete di sempre voler contradire! Siete poco cavaliere.

Alonso. Avete ragione, vi domando perdono.

Claudia. Voler difendere una, che si sa chi è.

Virginia. Tutta Napoli è informata che don Rodrigo le dà da vivere.

Claudia. Le paga fino la cameriera.

Virginia. E la pigione della casa chi gliela paga? Ella non ha un soldo.

Claudia. So quasi di certo che don Rodrigo ha fatta la scritta (2) in testa sua, perchè il signor Anselmo non la voleva lasciare a donna Eleonora.

Virginia. E vero?

Claudia. Io ne sono quasi certa, e avanti sera lo saprò meglio.

Virginia. Che ne dite, signor protettore?

Alonso. Credetemi che ciò mi pare impossibile.

Claudia. Eccolo qui. Perfidissimo uomo! Ho piacere d’avervi scoperto. E qualche tempo che mi parete meco raffreddato; sarete forse impegnato per la gran dama. Ma non son chi sono, se non mi vendico. Se è stato bandito suo marito, a me darà l’animo di fare esiliare ancor lei. (I) Bell, e Sav.: giuocare altro. (2) Bell, e Sav.: filiamo.