Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/239

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Eleonora. Mi sta a cuore mio marito. Fosse almeno qualche sua lettera.

Colombina. Allegramente, signora padrona. (viene camminando)

Eleonora. Che buona nuova mi porti?

Colombina. E qui Pasquino, che viene da Benevento.

Eleonora. Sia ringraziato il cielo: ha lettere?

Colombina. Non lo so.

SCENA IV.

Pasquino e dette.

Pasquino. Bacio la mano alla mia padrona. Colombina, ti saluto.

Colombina. Benvenuto, Pasquino. Che fa il padrone?

Eleonora. Che fa mio marito?

Pasquino. Crepa di sanità.

Eleonora. Non ti capisco. Sta bene o sta male?

Pasquino. Sta benissimo, non può star meglio.

Eleonora. Sia ringraziato il cielo. Ti ha dato lettere?

Pasquino. Lettere?... (si confonde)

Eleonora. Sì, non ti ha dato alcuna lettera per me?

Pasquino. Non mi ha dato lettera, ma mi ha dato una cosa che vai più di mille lettere.

Eleonora. E che cosa ti ha dato?

Pasquino. Osservate: una borsa di quattrini. Cinquanta scudi. (mostra la borsa)

Colombina. Oh cari! so anch io che vagliono più di centomila lettere.

Eleonora. Come mio marito può mandarmi questo denaro, se trovasi in istato di necessità? Ho timore che tu mi voglia ingannare.

Colombina. Eh, che Pasquino è un galantuomo, non è capace di dir bugie.

Pasquino. Mi maraviglio, sono un uomo che, quando dico la verità, non mentisco.

Eleonora. Ma donde può avere avuto questo denaro?