Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/252

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Flaminio. Alla raccolta lo salderemo.

Anselmo. Sono oramai tre anni che V. S. mi va dicendo così; sono passate tre raccolte, e per me la gragnuola le ha sempre portate via.

Flaminio. Fate una cosa, andate da’ mio fattore e fatevi assegnare tanto grano.

Anselmo. Benissimo, vado a ritrovarlo, che mi pare sia ora.

Flaminio. Ma... aspettate; il grano di quest’anno è disposto, fatevelo assegnare per l’anno venturo.

Anselmo. Vuole ch’io gliela dica? Vedo che V. S. mi corbella; ho bisogno del mio e sarà mio pensiere farmi pagare.

Flaminio. Come! mi mandereste voi una citazione?

Anselmo. Sì signore.

Flaminio. Credo che non avrete tanto ardire.

Anselmo. Oh, lo vedrà.

SCENA X.

Colombina con un viglìelto, e detti.

Colombina. (Oh, eccolo il signor Anselmo). (da sé)

Flaminio. Quella giovane, non siete voi di casa di donna Eleonora?

Colombina. Sì signore. (camminando verso Anselmo)

Flaminio. E ella in casa?

Colombina. Sì signore. (come sopra)

Flaminio. Posso (I) essere a riverirla?

Colombina. Signor Anselmo, la mia padrona vi rivensce e mi manda da voi con questo viglietto. Fortuna che vi ho ritrovato vicino, che mi avete risparmiata la strada.

Flaminio. Signor Anselmo, mi rallegro con voi. Viglietti di dame?

Anselmo. Con sua licenza, mi permetta ch’io legga. (si scosta per leggere)

Flaminio. Leggete pure, non v’impedisco, (accostandosi con curiosità (I) Bett. e Sav.: Slatsera poiio.