Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/254

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Flaminio. Olà, temerario che siete. Vi farò pentire di tanta audacia, lo sono cavaliere e voi siete un vile mercante, un uomo plebeo.

Anselmo. Un vii mercante, un uomo plebeo? Se ella sapesse cosa vuol dir mercante, non parlerebbe così. La mercatura è una professione industriosa, che è sempre stata ed è anco al di d’oggi esercitata da cavalieri di rango molto più di lei. La mercatura è utile al mondo, necessaria al commercio delle nazioni, e a chi l’esercita onoratamente, come fo io, non si dice uomo plebeo; ma più plebeo è quegli che per avere ereditato un titolo e poche terre, consuma i giorni nell’ozio e crede che gli sia lecito di calpestare tutti e di viver di prepotenza. L’uomo vile è quello che non sa conoscere i suoi doveri, e che volendo a forza d’ingiustizie incensata la sua superbia, fa altrui conoscere che è nato nobile per accidente e meritava di nascer plebeo.

Flaminio. Così parlate, e non temete di provocarmi?

Anselmo. Parlo così, perchè V. S. ha provocato me. Parlo schietto, da uomo franco, senza suggezione, perchè non ho da dar niente a nessuno, lo non ho timore delle sue bravate, perchè gli uomini onorati della mia sorta si sanno far portar rispetto. Padron mio, la riverisco. (parte)

Flaminio. Vecchio prosontuoso insolente! Due staia di quel grano che tu hai ricusato, bastano per pagare coloro che ti fiaccheranno le spalle. (parte

SCENA XII.

Camera di donna Eleonora (0. Donna Eleonora e Colombina.

Eleonora. Ha detto che manderà?

Colombina. Così ha detto.

Eleonora. L’ora s’avanza e non vedo nessuno. Gli hai detto per oggi (2)? (1) Beli, e Sav.: Camera di Donna Eleonora, con due tavolini e varie sedie per la conversazione. Un candellieie con mezza candela di sevo accesa. (2) Betl. e Sav.: per questa sera.