Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/260

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Flaminio. (Donna Eleonora, ora mi è sovvenuto un particolare toccante vostro marito). (piano ad Eleonora)

Eleonora. Non conviene parlar piano in conversazione.

Flaminio. (In due parole vi sbrigo).

Eleonora. Di grazia, compatite; è una cosa che preme. (alla conversazione)

Virginia. Accomodatevi. (don Flaminio parla alF orecchio a donna Eleonora)

Claudia. (Don Alonso, preparate l’orologio).

Alonso. (Non sono ancora convinto).

Claudia. (Che ne dite? Si porta bene la dama virtuosa?) (piano a donna Virginia)

Virginia. (A maraviglia). (a donna Claudia)

Flaminio. (Credetemi...) (a donna Eleonora)

Eleonora. (Se sarà, lo vedremo). Ora sono da voi. Che abbiamo di nuovo, signori miei? Se non vi fate la ricreazione fra di voi, non aspettate dal mio scarso spirito materia bastante per divertirvi.

Virginia. (Che vi pare di quella scuffia?) (a donna Claudia)

Claudia. (Malissimo fatta). (a donna Virginia)

Virginia. (E sì ha pretensione di essere di buon gusto).

Claudia. (E quell’acconciatura si può far peggio?).

Virginia. Ditemi, donna Eleonora, chi vi ha fatto quella bella scuffia?

Eleonora. La mia cameriera.

Virginia. Sta bene, bene, che non può star megho. E una moda che mi piace infinitamente.

Claudia. E il capo chi ve l’ha assettato?

Eleonora. La stessa mia cameriera.

Claudia. In verità, parete assettata dal primo parrucchiere di Napoli.

Eleonora. Credetemi che in ciò non vi metto studio.

Flaminio. Donna Eleonora sta bene in ogni maniera, privilegio delle donne belle. (Sentite un’altra cosa toccante vostro marito). (piano a donna Eleonora