Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/268

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Rodrigo. A qual fine tentava egli ingannare quella povera dama?

Alonso. Voleva essere il di lei cavaliere.

Rodrigo. Sa pur egli ch’ella è da me servita.

Alonso. Egli ha per massima, che una dama non abbia a contentarsi di un servente solo.

Rodrigo. È nota la prudenza di donna Eleonora.

Alonso. Ha meco scommesso un orologio d’oro, che si sarebbe impadronito della di lei grazia.

Rodrigo. E voi avete avuto la debolezza di concorrere a tale scommessa?

Alonso. So il carattere di donna Eleonora; T ho fatto per convincere altre persone della di lei virtù.

Rodrigo. No, amico, perdonatemi, avete contribuito a porla in discredito. Dell’onor delle dame non si scommette. Questa è una materia delicatissima, di cui gli uomini onesti debbono favellare con rispetto. Il mondo facilmente mette in ridicolo la virtù istessa. La vostra scommessa, presso chi non conosce donna Eleonora, pone in dubbio la di lei onestà: e tosto che si dubita di una cosa, dal tristo mondo si crede il peggio.

Alonso. Avete ragione, io lo confesso. Non dovea dar pascolo alle pazzie di due donne, che hanno promossa colle loro critiche la questione. Ma ora, che sarà di donna Eleonora?

Rodrigo. Non saprei (’). Ho creduto dover partire, per evitare la maldicenza; ne ho avuto campo ancor di vederla.

Alonso. Tocca a voi ad assisterla.

Rodrigo. Mi sgomentano le lingue indegne.

Alonso. Non l’abbandonate questa povera sventurata.

SCENA II.

Balestra e detti.

Alonso. Ecco il servo di don Flaminio.

Balestra. Servitore umilissimo di V. S. Illustrissima, (a don Rodrigo)

Rodrigo. Cosa vuoi? (1) Le parole di Rodrigo, che seguono, mancano nelle edd. Bett. e Sav.