Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/284

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SCENA XIII.

Colombina e detti, poi Don Alonso.

Colombina. Dormono o cosa fanno? Signora padrona.

Eleonora. Che vuoi?

Colombina. E qui il signor don Alonso.

Eleonora. Fa che egli venga.

Colombina. (Non so s’ella pianga per il morto o per il vivo). (da sé, parie)

Rodrigo. Donna Eleonora, coraggio.

Eleonora. Mi confido che per poco dovrò penare.

Rodrigo. Perchè?

Eleonora. Perchè morirò quanto prima.

Alonso. M’inchino a donna Eleonora. Amico, tutto è accomodato. Con don Flaminio sarete amici.

Rodrigo. E quali sono i patti dell’aggiustamento?

Alonso. Giusti ed onesti per ambidue. Or ora vena qui don Flaminio, chiederà egli scusa a donna Eleonora d’averle detta una falsità, e dirà averlo fatto per puro scherzo, a motivo di renderla lieta nella conversazione. Così ancor voi, che avete prese le parti di donna Eleonora, rimarrete con ciò soddisfatto. Voi, posciachè l’avete reso ridicolo in pubblica conversazione, dovrete dire averlo fatto senza pensiere di offenderlo, e per puro impegno di svelare una verità, che non si poteva tener celata. Vi chiamerete amici e si terminerà la contesa; siete di ciò contento?

Rodrigo. Un cavaliere che dà la sua parola ad un altro, non ha che ripetere sul già fatto.

SCENA XIV.

Colombina e detti.

Colombina. Uh, uh, quanto sussurro! Tre, o quattro carrozze in una volta (’). (!) Bett. e Sav. aggiungono: (se restano qui a pranzo, vogliono farla magra).