Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/286

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276 ATTO TERZO

Claudia. M’immagino vi averà consigliata a prendere stato.

Eleonora. Per l’appunto.

Claudia. Dunque quanto prima vedremo questo bel matrimonio.

Eleonora. No, signora, quanto prima mi vedrete ritirata dal mondo.

Virginia. E perchè una simile risoluzione?

Eleonora. Per consiglio di don Rodrigo.

Claudia. Don Rodrigo, perchè piuttosto non la sposate?

Rodrigo. E perchè l’ho io da sposare?

Claudia. Non le volete bene?

Rodrigo. La stimo e la venero come dama.

Claudia. E voi, donna Eleonora, non siete un poco accesa di don Rodrigo?

Eleonora. Lo stimo e lo venero come cavaliere.

Virginia. (Che ne dite, donna Claudia, sono due eroi?) (a donna Claudia)

Claudia. (Secondo me, sono due pazzi). (a donna Virginia)

Alonso. Le lingue satiriche e maldicenti vi spronano a far conoscere, per quanto io vedo, la vostra onestà e la vostra virtù.

Flaminio. E volete abbadare a quello che dice il mondo? Siete pur buoni. So che dicono male di me, io dico male degli altri, e così siamo al pari.

Alonso. E volete vivere ritirata? (a donna Eleonora)

Eleonora. Così ho stabilito.

Alonso. E voi l’accorderete? (a don Rodrigo) Rodrigo. Io non la saprei sconsigliare d’una eroica risoluzione.

Alonso. Mi fate entrambi pietà.

Claudia. Via, se vi fa pietà, sposatela voi.

Alonso. Chetatevi una volta con questo vostro parlar mordace. Voi siete forse il principale motivo, per cui la povera dama perde in don Rodrigo uno sposo.

Claudia. Per causa mia lo perde? Che importa a me che ella ne prenda anco dieci?