Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/295

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Rodrigo. Udite la lettera, se avete cuore di udirla. E il conte degli Anselmi che scrive a me. (legge la lettera Amico. Due ore sono, mancò di vivere il povero don Roberto, assalito da un orribile parossismo. Io ne avanzo a Voi la funesta notizia, sapendo essere stato il suo più intrinseco e fedele amico. Recate Voi l’infausta nuova alla infelice vedova dama...

Eleonora. Basta così, non proseguite più oltre, che io non ho cuor da resistere. Amiche, signori miei, perdonate al dolor d’una moglie e permettetemi ch’io mi ritiri. E voi, cavaliere malnato, apprendete a meglio trattare colle dame onorate e non profanate quel titolo che indegnamente portate. Colombina, assistimi. Oimè, mi sento morire. (s’appoggia a Colombina)

Colombina. Quel signore ch’ è venuto stamattina da Benevento, vada a riposare, che sarà stracco. Gran caboloni che siete voi altri uomini! (parte con donna Eleonora)

Flaminio. (Don Rodrigo mi ha fatto comparire un bugiardo in faccia a tutta la conversazione. Don Rodrigo me la pagherà. (parte, guardando bruscamente don Rodrigo)

Rodrigo. (Don Flaminio mi guarda torvo e parte; non ho paura di lui). (vuol partire)

Claudia. Non vorrei seguisse qualche duello. (a Virginia)

Virginia. Don Rodrigo.

Rodrigo. Mia signora.

Virginia. E volete partire e lasciare così sconsolata la povera donna Eleonora?

Rodrigo. Tocca a voi a consolarla, che siete donna, e non a me. Donna Virginia, già e’intendiamo.

Virginia. Voi prendete la cosa sinistramente; eppure la povera dama ha bisogno d’essere consolata.

Rodrigo. E voi consolatela.

Claudia. Eh via, don Rodrigo, non fate tanto l’indifferente. Andate ad asciugare le lacrime della povera vedova.

Rodrigo. Io sono un cavalier onorato; donna Eleonora è una