Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/294

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Flaminio. (Come? Perchè è venuto don Rodrigo, ricusate ascoltarmi?)

Eleonora. (Non voglio farmi spacciare per malcreata).

Flaminio. (Questa sola ed ho finito).

Eleonora. (Gran pazienza!) (Flaminio parla all’orecchio)

Rodrigo. (Che confidenza ha don Flaminio con donna Eleonora?)

Eleonora. Volesse il cielo che ciò fosse vero! (forte a don Flaminio)

Flaminio. Sarà vero senz’altro.

Rodrigo. Signore, se avete qualche consolazione, fatene ancor noi partecipi, acciò possiamo rallegrarci delle vostre felicità. (a donna Eleonora)

Eleonora. Questo cavaliere mi assicura che fra due giorni avremo don Roberto in Napoli, libero, assolto e nello stato di prima.

Rodrigo. E vero? (a don Flaminio)

Flaminio. E verissimo.

Rodrigo. E chi l’assicura?

Flaminio. Io.

Eleonora. Signor sì. Egli è venuto stamattina da Benevento, ha parlato con mio marito, che sta benissimo di salute e fra due giorni sarà con noi.

Rodrigo. E vero? (a don Flaminio)

Flaminio. Ne dubitate?

Rodrigo. Quando avete parlato con lui?

Flaminio. Ieri sera.

Rodrigo. E stava bene di salute?

Flaminio. Benissimo.

Rodrigo. Donna Eleonora, io non volevo funestare la conversazione con una nuova lugubre, né dare a voi tutto ad un tratto il tristissimo annunzio; ma don Flaminio mi obbliga a farlo. Ieri a mezzo giorno vostro marito spirò, e questa è la lettera che autentica la di lui morte, (mostra una lettera, che aveva in tasca)

Eleonora. Oimè! Che colpo è questo? Don Rodrigo, troppo crudelmente voi mi trattate.

Rodrigo. Vi tratta peggio questo vostro inventore di favole.

Flaminio. Eh, rasserenatevi, e non credete...