Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/31

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SCENA III.

Ottavio, Lelio, poi Pancrazio.

Ottavio. E così, signor Lelio, questo conto come va?

Lelio. Ma come volete ch’io faccia il computo di queste monete, se non mi avete dimostrato che aggio facciano gli scudi di Genova?

Ottavio. Siete un ignorante. Ve l’ho detto cento volte. (Pancrazio esce da una stanza, e 5( trattiene ad ascoltare)

Lelio. Può essere che me l’abbiate detto, ma non me lo ricordo.

Ottavio. Perchè avete una testa di legno.

Lelio. Sarà così. Vi prego di tornarmelo a dire.

Ottavio. Le cose, quando l’ho dette una volta, non le ridico più.

Lelio. Ma dunque come ho da fare?

Ottavio. O fare il conto, o star lì.

Lelio. Io «il conto non lo so fare.

Ottavio. E voi non uscirete di qua.

Lelio. Ma finalmente non sono un villano da maltrattarmi così.

Ottavio. Siete un asino.

Lelio. Giuro al cielo, se mi perdete il rispetto, vi tirerò questo calamaio nella testa.

Ottavio. A me questo?

Lelio. A voi, se non avete creanza.

Ottavio. Ah indegno! Ah ribaldo!...

Pancrazio. (Entra in mezzo.)

Ottavio. Avete intese le belle espressioni del vostro signor figliuolo? Il calamaio nella testa mi vuol tirare. Questo è quello che si acquista a volere allevar con zelo e con attenzione la gioventù.

Lelio. Ma signor padre...

Pancrazio. Zitto là, temerario. Questo è il vostro maestro e gli dovete portar rispetto.

Lelio. Ma se...

Pancrazio. Che cosa vorreste dire? Il maestro è una persona che si comprende nel numero de’ maggiori, e bisogna rispettarlo e obbedirlo quanto il padre e la madre. Anzi in certe circostanze