Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
24 ATTO PRIMO


si deve obbedire più de’ genitori medesimi, perchè questi qualche volta, o per troppo amore o per qualche passione, si possono ingannare: ma i maestri savi, dotti e prudenti, operano unicamente pel bene e pel profitto de’ loro scolari.

Lelio. Se tale fosse il signor Ottavio...

Pancrazio. A voi non tocca a giudicarlo. Vostro padre ve l’ha destinato per maestro, e ciecamente lo dovete obbedire. A me tocca a conoscere s’egli è uomo capace da regolare i miei figli; e voi, se avrete ardir di parlare e di non far quello che vi conviene, vi castigherò d’una maniera che ve ne ricorderete per tutto il tempo di vostra vita.

Lelio. Ma signor padre, lasciatemi dire la mia ragione, per carità.

Pancrazio. Non vi è ragione che tenga. Egli è il maestro, voi siete lo scolaro. Io son padre, voi siete figlio, io comando, ed egli comanda. Chi non obbedisce il padre, chi non obbedisce il maestro, è un temerario, un discolo, un disgraziato.

Lelio. Dunque...

Pancrazio. Andate via di qua.

Lelio. Ho da finire.

Pancrazio. Andate via di qua, vi dico.

Lelio. Pazienza! (Gran disgrazia per un povero scolaro dover soffrire le stravaganze di un cattivo maestro!) (parte)

SCENA IV.
Ottavio e Pancrazio.

Ottavio. Bravo, signor Pancrazio: siete veramente un padre prudente e saggio.

Pancrazio. Mio figlio è andato via; siamo soli, e nessuno ci ascolta. Signor Ottavio, con vostra buona grazia, voi siete un cattivo maestro, e se non muterete sistema, in casa mia non ci starete più.

Ottavio. Come, signore1, di che cosa vi potete lamentar di me?

  1. Zatta: Come! Signore.