Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/352

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340 ATTO SECONDO
SCENA II.
Doralice sola.

Giacinto facilmente si fa1 piegare dove e come si vuole. Mi preme tenerlo forte e costante dal mio partito, perchè a suo tempo spero ridurlo a far quello che non ha coraggio di fare2.

SCENA III.
Colombina e detta.

Colombina. Oh, questa è bella! Tutti mi comandano. Anche il signor Contino si vuol far servire da me3.

Doralice. Colombina.

Colombina. Signora.

Doralice. Poverina! ti ho dato quello schiaffo, me ne dispiace infinitamente.

Colombina. Ancora sento il bruciore.

Doralice. Vieni qua, voglio che facciamo la pace.

Colombina. La mia padrona, in tant’anni ch’io la servo, non mi ha mai toccato.

Doralice. La tua padrona?

Colombina. Signora sì, signora sì, la mia padrona.

Doralice. Dimmi un poco, quanto ti dà di salario la tua padrona?

Colombina. Mi dà uno scudo il mese.

Dottore. Povera ragazza! non ti dà altro che uno scudo il mese? Ti dà molto poco.

Colombina. Certo, per dirla, mi dà poco, perchè a servirla come la servo io...

Dottore. Quando io era a casa mia, la mia cameriera aveva da mio padre uno zecchino il mese.

  1. Bett., Pap. ecc.: Ragazzo senza giudizio! Facilmente si fa ecc.
  2. Segue nelle edd. Bett., Pap. ecc.: Ma vien Colombina, non voglio che così subito mi veda, acciò non fugga.
  3. Segue nelle edd. Bett. e Pap.: «Basta, più volentieri servirò lui, che quella pettegola di sua moglie. Dar. Colombina. Col. (Uh povera me). Signora, non ho parlato di voi. Dor. Hai parlato di me, ma ti compatisco. Poverina! ti ho dato quello schiaffo e me ne dispiace infinitamente ecc.».