Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/353

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Colombina. Uno zecchino?

Dottore. Sì, uno zecchino, e gì’incerti arrivavano fino a una doppia.

Colombina. Oh, se capitasse a me una fortuna simile!

Doralice. Lascieresti la tua padrona?

Colombina. Per raddoppiare il salario, sarei ben pazza se non la lasciassi.

Doralice. Senti, Colombina, se vuoi, l’occasione è pronta.

Colombina. Oh, il cielo lo volesse! E con chi?

Doralice. Con me, se non isdegni di venirmi a servire.

Colombina. Con voi, signora?

Doralice. Sì, con me. Vedi bene che senza una cameriera non posso stare, e mio padre supplirà al salario. Io, benché abbia un poco gridato con te, finalmente capisco che sei una giovane di abilità, fedele ed attenta; onde, se non ricusi l’offerta, eccoti due zecchini per il salario anticipato dei due primi mesi.

Colombina. Vossignoria illustrissima mi obbliga in una maniera, che non posso dire di no.

Doralice. Dunque starai al mio servizio?

Colombina. Illustrissima sì.

Doralice. Ma mia suocera che dirà?

Colombina. Questo è il punto. Che dirà?

Doralice. Troveremo la maniera di farglielo sapere. Per oggi non le diciamo nulla.

Colombina. Benissimo, farò quello che comanda vossignoria illustrissima. Ma se la signora Isabella mi chiama, se mi ordina qualche cosa, l’ho da servire?

Dottore. Sì, l’hai da servire. Anzi non hai da mostrare di essere per me, prima che di ciò le sia parlato.

Colombina. Ma io sono la cameriera di vossignoria illustrissima.

Doralice. Per ora mi basta che tu non mi sia nemica, e che fedelmente mi riporti tutto quello che mia suocera dice di me.

Colombina. Oh! circa alla fedeltà, potete di me star sicura. Vi dirò tutto; anzi, per farvi vedere che sono al vostro servizio, principierò fin da ora a dirvi alcune coserelle che ha dette di voi la mia padrona vecchia.