Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/364

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Pantalone. Ella se perde in ste freddure, e la so casa va in precipizio.

Anselmo. Io mi diverto senza incomodare la casa. L’entrate le maneggia mia moglie, ne io pregiudico agi’interessi della famiglia.

Pantalone. E alla pase e alla quiete de casa no la ghe pensa?

Anselmo. Io penso a me e non penso agli altri.

Pantalone. Mo no sala, che quando el capo de casa no ghe bada, tutto va alla roversa?

Anselmo. Quando tacciono, sono capo; quando gridano, sono coda.

Pantalone. Dise mia fìa che l’ è stada offesa dalla siora contessa Isabella.

Anselmo. E dice mia moglie che è stata offesa da vostra figlia; ora guardate con che razza di matti abbiamo da fare.

Pantalone. Eppur bisogna remediarghe.

Anselmo. Io vi consiglierei a fare quello che fo io.

Pantalone. Che vuol dir?

Anselmo. Lasciarle friggere nel proprio grasso.

Pantalone. Ma se ste cosse le va avanti, no so cossa che possa succeder.

Anselmo. Che cosa volete che succeda?

Pantalone. Siora Contessa xe un pxjco troppo altiera (’).

Anselmo. E vostra figlia è troppo fastidiosa.

Pantalone. Volemio vedar de far sta pase tra niora e madonna?

Anselmo. Che cosa vi vuole per far questa pace?

Pantalone. Mi ho parla con mia fia; e so che la farà a mio modo.

Anselmo. E inutile ch’io parli a mia moglie.

Pantalone. Perchè?

Anselmo. Perchè mai abbiamo fatto né ella a mio modo, ne io al suo.

Pantalone. Ma questa Taveria da esser una pase general de tutta la fameggia.

Anselmo. Io non sono in collera con nessuno. (I) Belt.: xe un poco altiera.