Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/37

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Pancrazio. Oh, se sapeste quanti debiti e quanti pesi ha un padre di famiglia, tremereste solo a pensarlo (’)! (parte

SCENA VII.

Trastullo solo. Il mio padrone la sa lunga, ma la so più lunga di lui. Oh, s’ingannano questi padroni accorti, se si credono d’arrivare a conoscere tutte le malizie de servitori! L’industria umana sempre più si raffina, e per conoscere un furbo, ci vuole un furbo e mezzo.

SCENA VIII.

Sala. Fiammetta che dà l’amido alle camicie. Presto, prestò," bisogna inamidare queste camicie, altrimenti la signora padrona va sulle furie. Basta dire che siano pel suo caro Florindo. Se fossero per il signor Lelio, non gliene importerebbe, anzi mi saprebbe impiegare in altro, per distormi dal compiacerlo. Quel Florindo non lo posso vedere; mi viene intomo a fare il galante, e la signora padrona lo vede, lo sa e se ne ride; ma io non sono di quelle cameriere, che servono per tenere i figliuoli in casa, acciò non periscano fuori di casa. Eccolo quelr impertinente. Mi perseguita sempre.

SCENA IX.

Florindo e Fiammetta.

Florindo. Fiammetta, che fate voi di bello?

Fiammetta. Non vede? do l’amido alle camicie. (sostenuta)

Florindo. E di chi è questa bella camicia?

Fiammetta. E di Vossignoria Illustrissima. (ironicamente (I) Zatta ha l’ammirativo dopo famiglia.