Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/371

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Isabella. (Bell’azione!) (da sé)

Dottore. Dica, signora Contessa...

Isabella. Non mi rompete la testa.

Dottore. Ma che cosa le ho fatto? Sempre la mi strapazza; sempre la mi mortifica.

Isabella. Venite con me nell’appartamento di mio marito (’). (parte

SCENA XVI (2).

Il Dottore solo. Ecco il beli’onor che si acquista a servire una signora di rango! Per un poco di vanità mi convien soffrir cento villanie. Ma non so che fare. Ci sono avvezzo e non so distaccarmi. (parie

SCENA XVII.

Camera (3) del conte Anselmo. Il conte Anselmo e Pantalone.

Anselmo. Eccomi qui, eccomi qui. Ma quanto vi dovrò stare?

Pantalone. Aspettemo che le vegna. Disemo quattro parole; femo sto aggiustamento e l’anderà dove che la vuol.

Anselmo. (Brighella non si vede colla risposta della galleria), (da sé)

Pantalone. Vien zente. Chi èia questa, che no ghe vedo troppo?

Anselmo. È mia moglie.

Pantalone. E con èia chi gh’ è?

Anselmo. Non ve l’ho detto? Il suo consigliere.

Pantalone. L’ è el dottor Balanzoni!

Anselmo. Cose vecchie, cose vecchie.

Pantalone. Ma cossa gh’intrelo? Averia gusto che fussimo soli.

Anselmo. Eh, lasciatelo venire; che v’importa?

Pantalone. (Che bel carattere che xe sto siof Conte!) (da sé (1) Nelle edd. Beli., Pap. ecc. ci sono invece le seguenti parole: « Isab. (Ho curiosila di vedere come 5( con/f’ene). da sé v^. (2) Questa scena è affatto diversa nelle edd. Bettinelli e Paperinì: vedasi Appendice. (3) Belt., Pap. ecc.: Altra camera.