Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/370

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Colombina. Balorda! scimunita! Non voleva dirvelo; ma ci sono stata.

Isabella. Sì? contami, che cosa facevano?

Colombina. Parlavano segretamente.

Isabella. Disconevano forse di me?

Colombina. Sicuro.

Isabella. Che cosa dicevano?

Colombina. Che siete fastidiosa, sofistica e che so io.

Isabella. Cavaliere malnato!

SCENA XV.

Il Dottore con l’acqua calda, e dette. Dottore C). Ecco l’acqua calda.

Isabella. Andate al diavolo; non sentite che scotta? (la prende, le pare bollente, e gettandola via, coglie il Dottore)

Dottore. Obbligatissimo alle sue grazie.

Isabella. Di grazia, che vi avrò stroppiato!

Dottore. Io non parlo.

Isabella. E così, che altro hanno detto di me? (a Colombina)

Colombina. Non ho potuto sentir altro. Ma se sentirò, dirò tutto.

Isabella. ^. Sta attenta; ascolta e osserva, che mi preme infinitamente.

Colombina. Signora padrona, vi ricordate quant’ è che mi avete promesso un paio di scarpe?

Isabella. Tieni, comprale a tuo modo. (/e dà un ducato)

Colombina. Che siate benedetta! (Così si macina a due mulini). (da se, parte)

Isabella. (Il Cavaliere mi tratta così!) (da sé)

Dottore. Vuole ch’io le vada a prendere dell’acqua un poco tiepida?

Isabella. (In casa mia? su gli occhi miei?) (da sé)

Dottore. Signora, è in collera? Non l’ho fatto apposta. (I) Nelle edd. Bett., Pap. ecc. la scena comincia per inavvertenza così: « Isab. Ferri’ mina impertinente I Doti. £cco ecc. ’.