Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/431

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Lelio. Se io vi ho proposto al signor Florindo, ho preteso di usare un atto di buona amicizia con tutti due. Con voi, procurandovi queir onesto profitto che meriteranno le vostre fatiche; con lui, ponendolo nelle mani di un avvocato dotto, onesto e sincero, come voi siete.

Alberto. Dotto vorria esser; onesto e sincero me vanto d’esser.

Lelio. Ma questa sera almeno non verrete per un poco alla conversazione?

Alberto. Doman se tratta la causa; no credo de poder vegnir.

Lelio. Sono in impegno di condurvi, e spero che non mi farete scomparire.

Alberto. Ma dove? Da chi?

Lelio. In casa della signora Beatrice, di quella vedova di cui vi ho parlato più volte. Ella tiene conversazione una volta la settimana; stassera ci aspetta, e vi supplico di venir meco.

Alberto. Ma fin a che ora?

Lelio. Vi starete fin che v’aggrada.

Alberto. Fin do ore m’impegno, ma gnente de più.

Lelio. Mi contento. Vi troverete una conversazione che forse non vi dispiacerà.

Alberto. Trattada che abbia sta causa (a), se goderemo quattro zomi senza riserve.

Lelio. Strepito grande fa questa causa in questo paese; non si parla d’altro.

Alberto. Questo xe un maggior stimolo alla mia attenzion.

Lelio. Ditemi, avete mai veduto la cliente avversaria? Al-BERTO. L’ho vista diverse volte. Squasi ogni zorno la vedo al balcon. L’ho incontrada per strada. Un dì la s’ha ferma a discorrer col medico che giera in mia compagnia; l’ho considerada con qualche attenzion e ho forma de eia un ottimo concetto.

Lelio. Non è una bella ragcizza?

Alberto. Bella, da omo d’onor, bella d’una bellezza non ordinaria. (a) Trattar la causa è lo stesso che disputare, secondo lo stile veneto.