Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/438

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Alberto. Poveretta! Ella no la ghe n’ha colpa.

Florindo. e quel bravo avvocato bolognese suo zio, che è venuto apposta da Bologna per trattar questa causa, si farà onore.

Alberto. La senta. Tutti i avvocati i venze delle cause e i ghe ne perde; e ogni volta che se tratta una causa, uno ha da perder e l’altro ha da venzer; e pur tanto sarà dotto e onesto quel che venze, come quel che perde. Co se tratta de ponti de rason (a), ghe xe da discorrer per una parte e per l’altra. Delle volte se scovre e se rileva de quelle cosse, che no s’ha capio, che no s’ha previsto. Bisogna star lontani dalle cause de manifesta ingiustizia, dai fatti falsi, dalle calunnie, dalle invenzion; da resto, co gh’ha logo l’opinion, chi studia, se sfadiga e s’inzegna, no gh’ha altro debito, e nissun xe responsabile della vittoria.

Florindo. Eppure gli avversari cantano già il trionfo. Quella impertinente di Rosaura mi ha detto ieri sera un non so che di voi, che mi ha acceso di collera.

Alberto. De mi? Cossa gh’ala dito, cara eia?

Florindo. Non ve lo voglio dire.

Alberto. Eh via, la me lo diga; za mi ghe prometto recever tutto con indifferenza.

Florindo. Sentite che bella maniera di parlare. Signor Florindo, mi disse, avete fatto venire un avvocato da Venezia per trattare la vostra causa. L’avete scelto molto bello; era meglio che lo sceglieste bravo. Impertinente! Vedrai chi è il signor Alberto Casaboni!

Alberto. L’ha dito che l’ha scielto un avvocato bello? [con bocca ridente

Florindo. Sì, e non bravo. Non vi conosce ancora colei.

Alberto. Certo che, se la me cognossesse, no l’averave dito sta bestialità che son bello.

Florindo. L’avete mai veduta Rosaura?

Alberto. L’ho vista al balcon. (a) Articoli legali.