Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/443

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L'AVVOCATO VENEZIANO 429

Arlecchino. Ti è un’ignorante.

Colombina. Sei un asino.

Arlecchino. Son el diavolo che te porta. (getta con rabbia la sedia in terra)

Colombina. A me quest’affronto? (ne getta una verso Arlecchino)

Beatrice. Siete pazzi?

Arlecchino. Maledettissima. (getta in terra un altra sedia)

Beatrice. A chi dico? Temerari, così mi ubbidite? Vi caccerò entrambi di casa.

Colombina. Con colui non si può vivere. (rimette una sedia)

Arlecchino. Culia1 l’è insatanassada. (rimette un altra sedia)

Colombina. Se non fossi io! (vuol rimettere la terza sedia)

Arlecchino. Lassa star, che tocca a mi.

Colombina. Tocca a me.

Arlecchino. Tocca a mi. (si sente picchiare)

Beatrice. Picchiano.

Colombina. Vado io.

Arlecchino. Tocca a mi.

Colombina. Tocca a me. (partono tutti due e lasciano la sedia in terra)

Beatrice. Tocca a mi, tocca a me, e la sedia non si è levata. Gran pazienza vi vuole con costoro. L’ora s’avanza, e la conversazione questa sera ritarda. Se non giuoco, sto in pene; gran bel divertimento è il giuocare.

SCENA VI.
Rosaura, il Dottor Balanzoni e detta.

Beatrice. Ben venuta la signora Rosaura.

Rosaura. Ben trovata la signora Beatrice.

Beatrice. Serva divotissima, signor Dottore.

Dottore. Le faccio umilissima riverenza.

Rosaura. Sono venuta a ricevere le vostre grazie.

  1. Colei.